Addestramento moderno del cane da tartufo 


A cura di Federica Iacozzilli,

istruttore cinofilo IDTE, tecnico AICS e responsabile nazionale PDTE


L’addestramento del cane da tartufo è sempre stato una vera e propria arte i cui metodi sono tutt’oggi tramandati e custoditi da cavatori e trifolai di tutta Italia e considerate tecniche riservate a una specifica nicchia di cani e persone.

Nell’ultima decade però, l’avvento della cinofilia moderna, una cinofilia basata sulla collaborazione col proprio cane, su tecniche di lavoro aggiornate secondo le più recenti correnti psicologiche e mirate ad ottenere nella collaborazione, un risultato duraturo e ben consolidato, ha contaminato però anche l’arte di andare a tartufi.

Questa contaminazione ha apportato un notevole cambiamento nelle tecniche di lavoro e di addestramento, permettendo a molti più cani e molte più persone di accedere alla cerca e al meraviglioso mondo del tartufo. 

Queste nuove tecniche di addestramento non hanno in sé nulla di mistico o di magico; semplicemente lavorano su basi diverse, per ottenere lo stesso risultato:

Un cane che abbia piacere a svolgere il suo lavoro e che lo faccia con dedizione e spirito di collaborazione col suo conduttore. 

Abbandonando antiquati concetti di addestramento coercitivo, come ad esempio collari elettrici, museruole per evitare danni al tartufo o morsi per cani, l’addestramento moderno lavora sulla base del rinforzo positivo. 

Il rinforzo positivo è molto semplicemente (ma sono convinta che il lettore potrà senza dubbio approfondire con facilità, dovesse desiderarlo), un sistema a premi. Quando il cane fa la cosa giusta, viene premiato a voce e con un boccone per lui estremamente prelibato. 

Questo metodo che molti di noi ormai danno per scontato, ma che nel suo corretto utilizzo scontato non lo è affatto, affiancato alla tecnica della discriminazione olfattiva, fa sì che l’addestramento del cane diventi una pratica quasi scientifica, mirata ad ottenere un risultato veloce e, al tempo stesso, duraturo nel tempo. 

 

La discriminazione olfattiva non è altro che un termine che racchiude in sé tutti quei lavori di fiuto che richiedono che il cane sia in grado, a comando, di distinguere un odore su mille altri presenti allo stesso tempo.

Federica Iacozzilli

Federica Iacozzilli in un corso di addestramento organizzato dall'Associazione Petproject.

Foto di Elena Barbini

I cani antidroga e anti-esplosivi lavorano su discriminazione olfattiva. I cani molecolari, i cani da ricerca su macerie, su neve, i cani da traccia, lavorano su discriminazione olfattiva. Anche il cane da tartufo lavora su discriminazione olfattiva. 

Converrà quindi approcciarsi all’addestramento tenendo presente questo concetto: quando chiediamo al cane di tracciare l’aroma del tartufo, qualsiasi esso sia, a tutti gli effetti stiamo chiedendogli di lavorare su una discriminazione olfattiva. 

Appurato ciò possiamo renderci conto, con estrema facilità, come far mangiare il tartufo al cane, svezzare il cane con tartufo macinato nel latte, oppure passare ore e ore a “giocare” con una pezza imbevuta di essenza o olio tartufato sia un dispendio di tempo non indifferente e come non sempre conduca poi al risultato sperato. 

 

Creando un’associazione di base tra l’interesse che il cane mostrerà nel momento in cui gli proporremo un tartufo vergine o un ovetto con dentro un pezzo di tartufo e l’immediata ricompensa, andremo a costruire via via con maggiore solidità il comportamento di discriminazione olfattiva e di segnalazione. 

Il lavoro procede attraverso altri passaggi mirati sempre a costruire con saldezza, nella testa del cane, il comportamento di cerca. Lo step successivo sarà inserito solo ed unicamente nel momento in cui il cane mostrerà di aver compreso il precedente. 

In questo modo si potrà nell’arco di una giornata o due, ottenere una solidissima base sulla quale lavorare per ottenere un ottimo cane da tartufo, incluso gettare le basi per tutto quello che io personalmente definisco “lavoro di contorno”.

Chiaramente non è sufficiente avere un cane che abbia un’ottima discriminazione olfattiva. Abbiamo bisogno anche di un buon comportamento di segnalazione, lo “scava” a comando e, forse cosa più importante in assoluto, un chiarissimo “lascia” e in alcuni casi, un buon riporto. 

 

Tutto questo è facilmente ottenibile nel momento in cui faremo capire al cane che sarà premiato per il comportamento desiderato e non punito per quello indesiderato. Il concetto sembra piuttosto banale, ma non lo è: punire il cane per quello che sbaglia crea, nella memoria, un processo di apprendimento negativo e “in chiusura” che alla lunga porterà il cane a reagire con inibizione ai comandi e alle richieste. Al contrario, premiare il cane per il comportamento desiderato creerà un processo di apprendimento positivo e in futuro, porterà il cane a rispondere con gioia a tutte le richieste di lavoro. 

 

Questo nuovo metodo di addestramento si basa appunto sulla collaborazione tra cane e conduttore. Con collaborazione intendo la capacità del cane di comprendere il setting lavorativo e la capacità del conduttore di dare un inizio e una fine alla sessione di ricerca, per quanto lunga questa possa essere. 

Nella testa del cane questo crea un presupposto fondamentale: “adesso devo lavorare e devo concentrarmi solo su questo, quando avrò finito potrò svagarmi e pensare ad altro!”.

Anche questo concetto è piuttosto nuovo nell’ addestramento del cane da tartufo. Quante volte ci è capitato di sentire persone lamentarsi che il cane, dopo un determinato tempo in lavoro, abbandoni la cerca e se ne vada seguendo il suo naso per boschi e argini? Non siate così frettolosi ad attribuire la colpa di questo comportamento al cane. Spesso, la causa siamo proprio noi. 

Esattamente come chi si dedica a un lavoro specifico e ad alto impatto fisico e di concentrazione, anche il cane da tartufo è sottoposto a sessioni mentalmente e fisicamente estenuanti. Per un cane, usare il naso in modo così continuativo e dettagliato, è un dispendio energetico e di concentrazione che noi, col nostro scarsissimo olfatto, non riusciamo neanche ad immaginare. 

Esattamente come chi lavora in un certo modo e che a fine lavoro ha bisogno di svagarsi un po’ (magari con una birra o un aperitivo al bar), anche il cane ha bisogno di poter staccare fisicamente e mentalmente dalla sessione di cerca. 

 

A questo scopo sarà utile introdurre un segnale di inizio lavoro e un segnale di fine lavoro. Prima del segnale di inizio e dopo il segnale di fine, al cane sarà permesso fare quello che vuole. Incluso seguire tracce, distrarsi, socializzare o semplicemente riposare. 

Se non richiederemo al cane di essere in costante modalità di lavoro, eviteremo di sovraccaricarlo di richieste e di stress ed otterremo alla lunga, un cane molto più concentrato e motivato e che abbia voglia di collaborare per molto più tempo senza seguire quello che gli racconta il suo naso di caprioli, volpi ed altre distrazioni varie. 

Allo stesso modo, questo nuovo metodo di addestramento è in grado di risolvere problematiche preesistenti, come lo scavare a vuoto, le false segnalazioni, l’abbocco non richiesto ed altre cose piuttosto fastidiose con le quali prima o poi nella nostra vita di tartufai, ci siamo imbattuti. Questo ci permetterà inoltre di comprendere e risolvere le problematiche in modo più consapevole e mirato e porterà a un minore scarto di cani, precedentemente considerati non idonei. 

 

Ogni cane è adatto ad imparare una discriminazione olfattiva!

Non esisteranno più cani adatti e cani non adatti, cani troppo vecchi o non giusti:

Ogni cane è in grado di trovare un tartufo!

Ovviamente abbiamo razze con una maggiore predisposizione per questo tipo di lavoro, questo non è assolutamente in discussione, ma posso garantirvi per mia esperienza personale, che anche un pastore tedesco o un maremmano sono perfettamente in grado di andare a tartufi come ogni altro cane. 

 

Utilizzando la tecnica del rinforzo positivo e dell’associazione su discriminazione olfattiva, si può insegnare a cani di ogni età. Dal cucciolo di pochi mesi al quale sarà insegnato prevalentemente come un gioco che presto diventerà lavoro, al nonno di sedici anni che lo imparerà prevalentemente per svago. 

Con un occhio di considerazione e di estremo rispetto per la conoscenza del passato, entriamo insieme nell’addestramento del nuovo millennio

La legislazione del tartufo (e del tartufaio)

LA LEGISLAZIONE

Per poter praticare la ricerca dei tartufi nella Regione Lombardia (disciplinata dalla Legge Regionale 5 dicembre 2008 nr. 31):


  • è necessario possedere un tesserino di idoneità, rilasciato dalle province alla fine di uno specifico percorso formativo. (per alcune regioni ogni anno i possessori del tesserino sono tenuti ad un versamento annuale. Ad esempio Emilia Romagna sul C/C postale n. 68883420 di € 92,96). 
  • nei periodi di apertura del calendario, la raccolta dei tartufi commestibili maturi, può essere effettuata nell’arco delle 24 ore giornaliere;
  • la ricerca deve essere sempre effettuata con l'ausilio del cane a ciò addestrato;
  • lo scavo con attrezzo (vanghetta o zappetto) deve avvenire solo dopo il rinvenimento del tartufo da parte del cane e deve essere limitato al punto dove lo stsso lo abbia iniziato;
  • la buca deve essere successivamente riempita con il terreno asportato.
  • Il quantitativo dei tartufi di cui è concessa la raccolta non può superare il peso di 1 (un) chilogrammo al giorno per persona, fatta salva la raccolta di un unico esemplare di peso superiore.


Oltre al rispetto dovuto delle regole, serve l’esperienza e la sensibilità di ogni raccoglitore che non solo rispetti la normativa ma si limiti alla raccolta dei corpi fruttiferi pienamente maturi e limiti al minimo indispensabile la movimentazione del terreno per l’estrazione del carpoforo; inoltre è estremamente importante, sempre per preservare le radici micorizzate della pianta che vive in simbiosi con il tartufo, ricoprire perfettamente la buca, una volta estratto il tartufo.


E’ importante non raccogliere corpi fruttiferi immaturi per il fatto che non hanno alcun profumo percepibile e nessun sapore motivo per il quale non risultano avere nessuna caratteristica organolettica che ne identifica la specie.


VERSAMENTO DELL’IMPOSTA SOSTITUTIVA DI 100 EURO (estratto da tartufaisenesi.it)

Per chi effettua la ricerca e raccolta per consumo personale non è previsto alcun versamento, mentre per tutti i tartufai che vogliono vendere i propri tartufi raccolti, ricordiamo che secondo quanto previsto dai commi da 692 a 699 dell’articolo 1 della legge 145/2018, e' possibile versare la tassa forfettaria di € 100,00  prevista appunto per i redditi che derivano dalla vendita, occasionale, di funghi e tartufi.
Per coloro che effettueranno il versamento non sarà applicata la ritenuta a titolo d’imposta sulla ricevuta.
Il limite dei corrispettivi percepiti non deve superare i 7.000,00 € annui.

Il codice tributo per il pagamento della tassa è 1853 e va versato utilizzando il modulo F24 che potete trovare alla posta o in banca.

Il termine per il versamento è il 16 Febbraio. 


Per scaricare la versione pdf dell'esempio clicca qui

C’è la possibilità di compilare e stampare il modello F24 elide online grazie al servizio offerto sul sito amministrazionicomunali.it


Se non avete eseguito il pagamento entro il termine non preoccupatevi. Si può comunque effettuarlo anche dopo la scadenza attraverso la procedura del ravvedimento operoso Aggiungendo nel F24 i codici 8913 (ravvedimento) e 1992 (interessi sanzione). 

PEr la corretta compilazione vi rimandiamo al sito dei tartufaisenesi.it in cui viene riportato tutto correttamente.

(clicca quì per come compilare correttamente F24 in ritardo)


PERIODO COVID: Sono consentiti gli spostamenti per effettuare l’attività di ricerca dei tartufi svolta in modo professionale?

(Estrapolato dalle FAQ della regione Lombardia relative al DPCM del 3 novembre 2020 - aggiornamento 12.11.2020)


Sì, l’attività di ricerca dei tartufi svolta in modo professionale da soggetto in possesso del tesserino di abilitazione alla raccolta di tartufi in corso di validità, consente gli spostamenti anche fuori dal proprio comune, in quanto trattasi di attività assimilabile ad attività lavorativa e per questo consentita
ai sensi e con le modalità di cui alla lettera a) del comma 4) dell’articolo 3 del DPCM 3/11/20.
Si consiglia, per dare evidenza del requisito della professionalità dell’attività, di portare con sé il tesserino, unitamente a copia del F24 di versamento dell’imposta forfettaria o, in alternativa, a copia del certificato di attribuzione della partita IVA o di altro documento idoneo ad attestarne l’attribuzione.